D:
Si può educare il Carlino?
R: L'educazione del Carlino non solo è
possibile, ma dà anche molte soddisfazioni.
Valgono, per l'educazione di un cucciolo di carlino,
le medesime norme e strategie seguite per i cani
in generale, anche se, naturalmente, non si potrà
pretendere da un molossoide, per quanto di piccola
taglia, la stessa agilità di risposta di
altre razze spiccatamente "ginniche",
quali il border collie, o il malinois. Non essendo
possibile, per ragioni di spazio (e anche di competenza)
una trattazione esaustiva dell'argomento, ci limiteremo
a elencare alcuni rudimenti di "filosofia comunicativa",
che non intendono surrogare l'eventuale, ma vivamente
raccomandato, supporto di educatori professionali
nella delicata fase dell' istruzione di base.
Il cane concepisce la famiglia come un "branco",
dotato di precisa gerarchia. Il cane tende, per
istinto, a "dare la scalata" a tale gerarchia;
tali tentativi devono essere fermamente scoraggiati
(tenendo, beninteso, presente che le percosse sono
una falsa e riprovevole scorciatoia). Il cane non
soffre nel riconoscere la leadership del "capo-branco";
si sente anzi, a lungo andare, rassicurato e a suo
agio.
> L'obbedienza a semplici ordini
(seduto, resta, terra, piede, alt, no) non è,
di per sé, garanzia né fine ultimo
d'una buona educazione; fondamentale è
invece l'attenzione del cane nei confronti del
padrone, il quale dovrà pertanto elaborare
strategie per apparire, non solo autorevole, ma
anche "interessante". La principale
arma a disposizione dell'educatore non è
la punizione ma il rinforzo: cioè quel
premio (cibo, giocattolo o semplice coccola) che
ricompensa l'animale subito dopo un comportamento
ubbidiente; proprio in virtù della loro
importanza, e affinché non si "svalutino",
questi apprezzati balocchi e/o bocconcini non
dovrebbero essere lasciati a disposizione indiscriminatamente.
Spesso una disobbedienza incomprensibile è
dovuta a malaccortezza inconsapevole del padrone
nel trasmettere il messaggio al proprio cane e,
in seguito, una maggiore cura nella gestione della
voce e del gesto risolve il problema.
Quando possibile, è bene fare in modo che
il cane percepisca un'eventuale punizione non
come "proveniente" dal padrone, ma come
semplice evento sgradevole associato alla "marachella"
in se stessa; ciò eviterà il suo
ripetersi anche in assenza del padrone.
NB Scrivetemi per qualunque
quesito, per ogni dubbio, senza remore.
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